{"id":2556,"date":"2013-03-04T14:38:32","date_gmt":"2013-03-04T13:38:32","guid":{"rendered":"https:\/\/ambottawa.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2013\/03\/quirinale-discorso-brandt\/"},"modified":"2013-03-04T14:38:32","modified_gmt":"2013-03-04T13:38:32","slug":"quirinale-discorso-brandt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambottawa.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2013\/03\/quirinale-discorso-brandt\/","title":{"rendered":"Lecture Willy Brandt del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano \u201cVerso l\u2019Unione Politica:il processo di formazione di una leadership europea\u201d"},"content":{"rendered":"<p><P>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <BR>Berlino, 01\/03\/2013<\/P><P>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/P><br \/>\n<P>Ringrazio vivamente il professor Olbertz per le sue parole e per l&#8217;accoglienza che mi ha riservato in questa storica Universit\u00e0, che \u00e8 divenuta da tempo centro di riferimento del dibattito sull&#8217;Europa e nella quale sono gi\u00e0 stato generosamente ospitato e ascoltato.<\/P><br \/>\n<P>Al Presidente Thierse sono riconoscente per l&#8217;onore concessomi, a nome della Fondazione intitolata all&#8217;indimenticato Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca e Premio Nobel per la Pace, di svolgere questa Lecture Willy Brandt. S\u00ec, caro amico Thierse, sono stato legato da ammirazione e crescente affinit\u00e0 ideale e politica a Willy Brandt, ed ebbi con lui come Presidente dell&#8217;Internazionale Socialista schietti e proficui colloqui personali e incontri formali, in occasione del Congresso di Stoccolma e di diverse sessioni del Consiglio dell&#8217;Internazionale Socialista cui venni invitato come osservatore per il Partito Comunista Italiano.<\/P><br \/>\n<P>\u00c8 rimasto impresso nella mia memoria soprattutto un singolare incontro con lui, per la straordinaria coincidenza con lo storico evento della caduta del \u00abmuro di Berlino\u00bb. Avevamo mesi prima concordato di discutere da vicino in modo approfondito il tema del rafforzamento dei rapporti del PCI con l&#8217;Internazionale Socialista, nella prospettiva di una vera e propria adesione. L&#8217;appuntamento venne fissato per il giorno 9 novembre 1989 alle ore 14.00, a Bonn, nell&#8217;ufficio di Brandt al Bundestag. Discutemmo di tutto a lungo, in termini di piena reciproca apertura e comprensione, per ben due ore, non immaginando che di l\u00ec a poco &#8211; dopo che io ero appena ripartito da Bonn per l&#8217;Italia &#8211; la storia avrebbe conosciuto un&#8217;improvvisa, esaltante svolta verso la libert\u00e0 e l&#8217;unit\u00e0 per tutta la Germania e quindi per l&#8217;Europa.<\/P><br \/>\n<P>E infine, salutando qui con grande piacere Egon Bahr &#8211; vicinissimo e prezioso collaboratore di Brandt nell&#8217;azione politica e di governo e nell&#8217;impegno europeista &#8211; rivedo e provo nuovamente la nostra commozione nell&#8217;incontrarci a Berlino per l&#8217;estremo omaggio a Willy, cui io partecipai, da Presidente della Camera dei Deputati, in rappresentanza dell&#8217;Italia.<\/P><br \/>\n<P>Grazie a voi tutti: anche per la pazienza con cui vorrete seguire il discorso che ora inizio.<\/P><br \/>\n<P>* * *<BR>La crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti nel 2008, il suo rapido propagarsi innanzitutto all&#8217;Europa e le sue pi\u00f9 vaste ricadute, tali da farne un fenomeno globale, hanno profondamente scosso la costruzione europea, ne hanno mutato il corso, l&#8217;hanno spinta in direzioni impreviste. Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi, quindi, se si sia riaperto il discorso sull&#8217;Unione Politica come sbocco cui non pu\u00f2 non tendere il processo di integrazione avviato nel 1950. Quel processo ha avuto da quando \u00e8 nato una dimensione politica. Le nostre preoccupazioni e discussioni possono concentrarsi &#8211; come \u00e8 avvenuto negli ultimi anni &#8211; sulla moneta, sulla finanza, sull&#8217;economia, ma il progetto in cui ci siamo impegnati e che vogliamo portare avanti, \u00e8 pur sempre un progetto politico. Se politica \u00e8 agire in societ\u00e0 &#8211; moltitudini di uomini e donne &#8211; secondo regole di libert\u00e0 e solidariet\u00e0, se politica \u00e8 costruire istituzioni e governarle, se politica \u00e8 coltivare relazioni tra popoli e tra Stati, come si pu\u00f2 non vedere che la costruzione europea \u00e8 stata e rimane &#8211; al di l\u00e0 di ogni tecnicalit\u00e0 &#8211; un processo politico, che si regge su idealit\u00e0 politiche e che esige leadership, guida politica? L&#8217;Europa come Unione Politica \u00e8 dunque sempre rimasta e pi\u00f9 che mai si presenta all&#8217;ordine del giorno del nostro impegno di forze responsabili del progetto europeo.<\/P><br \/>\n<P>E dunque: Unione Politica. Permettetemi di ripercorrere questo sentiero attraverso le pagine di quel grande protagonista della storia del Novecento che \u00e8 stato Jean Monnet. Vedete, di fronte a tante disinformazioni e disaffezioni rispetto alla scelta europeista, ci interroghiamo sul come colmare un vuoto di pedagogia che \u00e8 stato gravissimo e di cui si pagano oggi le conseguenze nel rapporto con le generazioni pi\u00f9 giovani. Ebbene, \u00e8 un vuoto che si pu\u00f2 colmare solo mettendo in circolazione quella conoscenza storica ricavabile per fortuna da appassionate testimonianze e magistrali sintesi come le Memorie di Jean Monnet. Perch\u00e9 vi si \u00e8 attinto e vi si attinge cos\u00ec poco?<\/P><br \/>\n<P>Ebbene, in un capitolo di quel gran libro, dedicato proprio a \u00abl&#8217;Unione Politica\u00bb, si ricostruiscono puntualmente fasi e vicende della costruzione europea. E scrivendo nel 1976, Monnet non esita a trarre un bilancio senza infingimenti: \u00abla storia dei tentativi di unione politica dell&#8217;Europa \u00e8 stata una lunga serie di delusioni\u00bb. Il primo tentativo fu quello che si associ\u00f2 al progetto istitutivo di una Comunit\u00e0 Europea di Difesa, che avrebbe dovuto in qualche modo coronare la riconciliazione tra Francia e Germania e fare da cornice di garanzia per il gi\u00e0 deciso riarmo di quest&#8217;ultima. Alla creazione della Comunit\u00e0 di Difesa era stata associata &#8211; su impulso e col contributo dell&#8217;Italia, e per essa di Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli &#8211; la previsione dell&#8217;elezione a suffragio universale di un&#8217;Assemblea Comune e dell&#8217;avvio di un&#8217;organizzazione federale, fondata sul principio della separazione dei poteri e dotata di un Parlamento bicamerale. Come si sa, il tutto cadde, fall\u00ec e quindi ci si concentr\u00f2 sul consolidamento della Comunit\u00e0 del Carbone e dell&#8217;Acciaio, e a partire dal 1957 sul decollo della pi\u00f9 impegnativa Comunit\u00e0 Economica Europea.<\/P><br \/>\n<P>Ma se il tentativo della Comunit\u00e0 Europea di Difesa, all&#8217;inizio degli anni &#8217;50, risult\u00f2 prematuro e mal gestito, un&#8217;occasione nuova sembr\u00f2 presentarsi tra il 1960 e il 1962 nei termini della possibile creazione di un&#8217;entit\u00e0 politica al livello dei Capi di governo dei sei Paesi della Comunit\u00e0. Fatali furono tuttavia le ambiguit\u00e0 francesi sul ruolo da riconoscere alle istituzioni sovranazionali, le rigidit\u00e0 della visione gollista di un&#8217;Europa degli Stati. Monnet consider\u00f2 allora la \u00abcooperazione come tappa necessaria, e un&#8217;ipotesi di confederazione europea\u00bb come solo sbocco realisticamente sostenibile.<\/P><br \/>\n<P>Eppure, egli era stato l&#8217;ispiratore e l&#8217;estensore di quella Dichiarazione Schuman che aveva sancito l&#8217;obbiettivo della \u00abfederazione europea\u00bb. Ed aveva sempre guardato con simpatia e rispetto a quanti volevano fin dall&#8217;inizio spingersi senza indugio sulla strada dell&#8217;integrazione politica: tra questi l&#8217;italiano Alcide De Gasperi, che Monnet defin\u00ec \u00abuomo di grande distinzione di spirito\u00bb impegnato a lavorare \u00abin profonda intesa con Adenauer e Schuman\u00bb.<\/P><br \/>\n<P>Ma il fallimento della Comunit\u00e0 Europea di Difesa aveva rafforzato Monnet nel suo approccio realistico, cos\u00ec da fargli ribadire ancora nel 1958 la convinzione che \u00abnon fosse possibile bruciare le tappe\u00bb del cammino verso l&#8217;unione politica, in quanto esso era legato all&#8217;effettivo avanzamento dell&#8217;unione economica. E ancora nello scrivere quasi vent&#8217;anni dopo le sue Memorie, egli insist\u00e9 sulla necessit\u00e0 di \u00abcondurre a termine innanzitutto l&#8217;unione economica per ricercare quindi le forme di una unione pi\u00f9 completa e profonda, federale o confederale non avrei saputo dirlo\u00bb.<\/P><br \/>\n<P>Ebbene, ci si pu\u00f2 chiedere se oggi &#8211; essendo passata tanta acqua sotto i ponti, nel corso di oltre un trentennio &#8211; quelle parole di Monnet non presentino un forte sapore di attualit\u00e0. Non siamo forse precisamente impegnati a condurre a termine innanzitutto l&#8217;Unione Economica e Monetaria, la cui incompiutezza e contraddittoriet\u00e0 \u00e8 venuta cos\u00ec drammaticamente in luce negli ultimi anni con la crisi del debito sovrano e della crescita in Europa? E non avendo peraltro Monnet mai pensato che l&#8217;unione politica sarebbe scaturita meccanicamente dal lento procedere delle \u00absolidariet\u00e0 di fatto\u00bb, ma ritenendo egli stesso che essa richiedesse \u00abuno specifico atto creativo comportante una nuova delega di sovranit\u00e0\u00bb, non \u00e8 forse venuto oggi il momento di prepararlo, pur concentrando i nostri sforzi sul completamento dell&#8217;Unione Economica e Monetaria?<\/P><br \/>\n<P>Prima di tornare su questi interrogativi di scottante attualit\u00e0 e di vitale interesse per il futuro, mi pare utile richiamare a grandi linee le novit\u00e0 intervenute nell&#8217;assetto istituzionale europeo, a partire dall&#8217;ultima \u00abinvenzione\u00bb di Jean Monnet. La sua idea, nel 1973-&#8217;74, fu quella di istituire un \u00aborgano supremo di direzione dell&#8217;Europa\u00bb in quella che egli definiva una \u00abfase difficile di transizione tra la sovranit\u00e0 nazionale e la sovranit\u00e0 comune\u00bb.<\/P><br \/>\n<P>Si trattava di superare da un lato il carattere, non concludente e poco produttivo, dei vertici dei Capi di Stato e di governo dei Paesi membri della Comunit\u00e0 (divenuti nove con l&#8217;ingresso della Gran Bretagna, dell&#8217;Irlanda e della Danimarca) &#8211; vertici votati a semplici discussioni generali &#8211; e di superare dall&#8217;altro le strettoie settoriali delle varie formazioni del Consiglio dei Ministri, nelle quali ciascuno agiva da difensore degli interessi nazionali. I nove Capi di Stato e di governo avrebbero dovuto costituirsi in \u00abGoverno europeo provvisorio\u00bb. Quest&#8217;ultimo avrebbe dovuto definire il progetto di Unione Europea e collocare tra le istituzioni dell&#8217;Unione \u00abun governo europeo e un&#8217;Assemblea parlamentare eletta a suffragio universale\u00bb.<\/P><br \/>\n<P>Occorreva, in sostanza, \u00abun inizio di autorit\u00e0 europea\u00bb, fino ad allora assente. Al luogo e al momento della discussione dovevano corrispondere il luogo e il momento della decisione. \u00abLe istituzioni europee attualmente esistenti\u00bb &#8211; fu questa la considerazione ancora una volta realistica di Monnet &#8211; \u00abnon hanno oggi abbastanza forza\u00bb per porre da sole mezzi sufficienti al servizio degli interessi comuni dei Paesi della Comunit\u00e0. \u00abMa appoggiandosi su di esse, i Capi di governo possono farlo\u00bb. L&#8217;idea si fece strada, anche se le formulazioni di Monnet subirono qualche attenuazione (non pass\u00f2, ad esempio, il nome di \u00abGoverno provvisorio europeo\u00bb), e ottenne il consenso dei tre Capi di governo principali &#8211; il francese, il tedesco, l&#8217;inglese: dapprima Pompidou, Brandt e Heath; poi, dal 1974, Giscard d&#8217;Estaing, Schmidt, Wilson. Il 10 dicembre 1974 nacque il Consiglio europeo.<\/P><br \/>\n<P>I punti fermi che marcavano senza ambiguit\u00e0 il significato di quell&#8217;innovazione, furono l&#8217;impegno a rispettare e valorizzare il ruolo della Commissione e a preparare l&#8217;elezione a suffragio universale del Parlamento europeo, la sinergia tra il nuovo organismo e le istituzioni comuni di stampo sovranazionale, la conferma del metodo comunitario. Quanto poi ci\u00f2 sia mutato successivamente, soprattutto nella caratterizzazione e nel peso del Consiglio europeo &#8211; divenuto stella fissa e dominante del processo decisionale dell&#8217;Unione &#8211; \u00e8 altra questione, che naturalmente affronter\u00f2 pi\u00f9 avanti.<\/P><br \/>\n<P>Ma certamente, a partire dal 1979, l&#8217;assemblea parlamentare eletta direttamente dai cittadini di tutti gli Stati membri divenne un punto fondamentale di riferimento in senso democratico e di garanzia nei confronti di deformazioni in senso intergovernativo della costruzione europea. La Commissione Europea conobbe a sua volta per oltre un decennio, tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90, una crescita evidente di autorevolezza e capacit\u00e0 d&#8217;iniziativa sotto la guida di Jacques Delors.<\/P><br \/>\n<P>Infine, con il Trattato di Maastricht, la nascita della moneta unica e l&#8217;istituzione della Banca Centrale Europea, venne compiuto un autentico balzo in avanti sulla via dell&#8217;integrazione, si realizz\u00f2 un \u00abapprofondimento\u00bb del processo europeo che precedette e accompagn\u00f2 l&#8217;\u00aballargamento\u00bb e la trasformazione della Comunit\u00e0 a 15 Stati membri in Unione a 25 e ben presto a 27. La chiave del progetto europeo secondo la concezione di Monnet e degli altri pionieri &#8211; \u00abdelega di sovranit\u00e0 ed esercizio in comune di questa sovranit\u00e0 delegata\u00bb &#8211; era valsa ad aprire i cancelli di un&#8217;area cruciale, gelosamente custodita come loro storica prerogativa dagli Stati nazionali: l&#8217;area della sovranit\u00e0 monetaria. Solo pi\u00f9 tardi &#8211; dopo il 2008 &#8211; avremmo imparato a nostre spese che anche altre aree contigue dovevano essere aperte all&#8217;esercizio di una sovranit\u00e0 condivisa.<\/P><br \/>\n<P>Le innovazioni e gli sviluppi degli anni &#8217;70 e &#8217;80 furono possibili grazie alla sintonia tra personalit\u00e0 politiche di forte rilievo. Ho ricordato i nomi citati da Monnet: tra i quali quello di Willy Brandt. E mi piace ricordare le parole che a lui in particolare dedic\u00f2 quel grande artefice francese dell&#8217;Europa unita, che fu straordinario anche nel giudicare gli uomini e nel persuaderli. \u00abBrandt \u00e8 uno degli uomini di Stato pi\u00f9 generosi che io conosca, uno dei rari che siano capaci di dare: egli l&#8217;ha mostrato, e il suo coraggio ha ricevuto la ricompensa che meritava nella stima profonda che gli riservano i suoi contemporanei. Il suo temperamento umano, troppo umano, gli rendeva pi\u00f9 difficile che per altri l&#8217;azione politica. Io l&#8217;ho sempre visto aperto al cambiamento e non dubitavo che avrebbe fatto suo un progetto destinato a suscitare una nuova dinamica\u00bb. E in effetti Brandt diede piena adesione al progetto istitutivo del Consiglio europeo, considerandolo \u00abun passo essenziale sulla via\u00bb &#8211; appunto &#8211; \u00abdell&#8217;Unione Politica\u00bb.<\/P><br \/>\n<P>Ho voluto rendere omaggio alla figura di Willy Brandt, cui questa Lecture \u00e8 dedicata, con le parole alte ed eloquenti di chi lo ebbe accanto come protagonista dell&#8217;impresa europea. Ma ho nello stesso tempo voluto cos\u00ec sottolineare quale comune sentimento e comune visione dell&#8217;Europa legasse i leader nazionali e comunitari in decenni tra i pi\u00f9 fecondi del processo d&#8217;integrazione. E in uno sguardo che giunge fino al Trattato di Maastricht non posso non ricordare Fran\u00e7ois Mitterrand ed Helmut Kohl, e gli italiani Craxi ed Andreotti. Brandt fu anche da parlamentare europeo tra i pi\u00f9 conseguenti fautori di una prospettiva di Unione politica, sostenendo tra l&#8217;altro l&#8217;impegno di Altiero Spinelli; e diede un peculiare contributo alla visione pi\u00f9 ampia del ruolo dell&#8217;Europa per la costruzione di un mondo di pace, pi\u00f9 unito e pi\u00f9 giusto.<\/P><br \/>\n<P>Insomma, abbiamo visto in certe fasi emergere e formarsi quella che possiamo chiamare una leadership europea, cos\u00ec come abbiamo invece sperimentato nella prima parte del nuovo millennio il decadere di quel processo, l&#8217;inaridirsi dell&#8217;immagine dell&#8217;Europa proprio mentre essa si unificava ed era chiamata ad assumere un ruolo pi\u00f9 incisivo su scala mondiale. \u00c8 da quell&#8217;inaridimento che \u00e8 venuto in gran parte il disincanto crescente nelle nuove generazioni verso l&#8217;idea d&#8217;Europa e verso le istituzioni in cui essa si \u00e8 via via incarnata.<\/P><br \/>\n<P>Evitiamo banali fraintendimenti. Non si tratta di esprimere valutazioni, tanto meno da parte mia &#8211; senza avere alcun titolo per farlo, e sapendo che non avrebbe senso farlo &#8211; sull&#8217;idoneit\u00e0 e qualit\u00e0 di chi \u00e8 stato negli ultimi tempi chiamato ad assumere, specie se per volont\u00e0 popolare democraticamente espressa, i pi\u00f9 alti incarichi di direzione nei governi nazionali e nelle istituzioni europee. La questione su cui interrogarci \u00e8 quella della trama dei rapporti tra loro, delle motivazioni e delle modalit\u00e0 del loro stare insieme e operare insieme in nome dell&#8217;Europa. Quanto si \u00e8 venuta logorando quella trama unitaria, quanto hanno finito per prevalere motivazioni nazionali ristrette, quanto si \u00e8 perso il senso dell&#8217;orizzonte pi\u00f9 ampio delle responsabilit\u00e0 dell&#8217;Europa e delle sfide che ha da raccogliere?<\/P><br \/>\n<P>Ci\u00f2 significa che la riflessione, le correzioni, e in qualche modo un nuovo inizio, debbono coinvolgere contenuti e indirizzi delle politiche europee, dell&#8217;azione europea, nodi istituzionali irrisolti, prospettive oramai da definire per il cammino e l&#8217;avvenire dell&#8217;Unione. E attraverso una tale riflessione, occorre forgiare una rinnovata volont\u00e0 politica comune: \u00e8 di ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 disperato bisogno.<\/P><br \/>\n<P>Ed \u00e8 una leadership collegiale, dotata di ben pi\u00f9 forte volont\u00e0 politica comune e abilitata dunque a parlare e ad agire davvero in nome dell&#8217;Europa, che viene sollecitata da altri fondamentali attori sulla scena internazionale. In particolare, mi preme dirlo, dai pi\u00f9 sensibili leader e opinionisti americani, a cominciare dal Presidente Obama e dall&#8217;Amministrazione che egli guida. Siamo ben al di l\u00e0 della domanda, non solo ironica, sul numero di telefono da chiamare per parlare con l&#8217;Europa. Quel che ci si attende da noi europei \u00e8 la forza di una comune linea politica e capacit\u00e0 di azione, la forza di una leadership credibile, che operi attraverso istituzioni efficienti e sulla base di un pi\u00f9 alto grado di consenso e di partecipazione dei cittadini.<\/P><br \/>\n<P>Ora, non c&#8217;\u00e8 dubbio che negli ultimi due anni siano state concertate, tra Capi di Stato e di governo, decisioni innovative e coraggiose per mettere in maggiore sicurezza la conquista della moneta unica e per completarla con le indispensabili componenti, a lungo mancate, di un&#8217;effettiva integrazione finanziaria e capacit\u00e0 fiscale, gestione integrata delle politiche di bilancio e delle politiche economiche, unione bancaria. Salvo le opportune modifiche circa le persistenti debolezze di qualcuna di queste componenti, ci si \u00e8 mossi nella direzione giusta: ma attraverso tensioni e contraddizioni significative. Resta il dubbio di quanto ci sia stato &#8211; nella sfera decisionale del Consiglio Europeo &#8211; di adesioni obbligate e di ambiguit\u00e0 e remore magari inespresse, e quanto di dubbi e incertezze circa gli sbocchi successivi cui tendere specie sul piano istituzionale e al fine di colmare lacune e scompensi del processo di formazione delle decisioni. Insomma, sono rimasti evidenti i limiti relativi all&#8217;esistenza di una comune e coerente volont\u00e0 politica. <\/P><br \/>\n<P>\u00c8 mia convinzione che i fondamentali presupposti di un rilancio e conseguente sviluppo del processo di integrazione siano seriamente condivisi da quanti hanno oggi responsabilit\u00e0 istituzionali nei maggiori Stati membri dell&#8217;Unione o del suo nucleo pi\u00f9 avanzato, l&#8217;Eurozona. Parlo innanzitutto del presupposto di un&#8217;assoluta convinzione che la scelta europeista \u00e8 stata salvifica per i nostri paesi: \u00ablo squillante &#8220;s\u00ec&#8221; all&#8217;Europa dei tedeschi occidentali \u00e8 un tesoro della storia della Germania\u00bb &#8211; ha detto il Presidente Gauck nel suo discorso per il giuramento da Capo dello Stato; ed egli ha perci\u00f2 espresso gratitudine per l&#8217;opera di Konrad Adenauer.<\/P><br \/>\n<P>Vorrei notare che per tutti i padri fondatori dell&#8217;Europa comunitaria quella scelta ne esalt\u00f2 la statura nei rispettivi paesi. Poi \u00e8 purtroppo accaduto che nei tempi pi\u00f9 difficili e critici per il nostro continente, ci siano stati leader nazionali che hanno trovato conveniente non perorare troppo la causa europea e anzi fare delle istituzioni europee il capro espiatorio della loro mancanza di coraggio, scaricando su di esse la responsabilit\u00e0 di ogni decisione impopolare. Occorre che tutti i leader politici nazionali ritrovino l&#8217;orgoglio della scelta europeista non soltanto come sola risposta lungimirante alla catastrofe della guerra e ai travagli e rischi del dopoguerra, ma come sola risposta valida alle nuove e cos\u00ec diverse sfide dell&#8217;oggi.<\/P><br \/>\n<P>E se &#8211; cito ancora il Presidente Gauck &#8211; si accresce nei tempi di crisi \u00abla tendenza a cercare rifugio nell&#8217;ambito dello Stato nazionale\u00bb, \u00abil nostro motto\u00bb dev&#8217;essere, specialmente in tempo di crisi, &#8220;vogliamo osare pi\u00f9 Europa&#8221;\u00bb.<\/P><br \/>\n<P>L&#8217;esplicito e netto rinnovarsi del convincimento europeistico da parte delle pi\u00f9 alte espressioni istituzionali della Germania federale \u00e8 assolutamente decisivo, per tutto ci\u00f2 che questo Paese ha rappresentato fin dall&#8217;inizio nella costruzione di un&#8217;Europa unita. E dobbiamo tanto pi\u00f9 prendere sul serio qualsiasi affermazione in tal senso quanto pi\u00f9 la vediamo obbiettivamente e schiettamente motivata. Questo vale in particolare per le affermazioni e argomentazioni del Cancelliere signora Merkel. Esse meritano il massimo rispetto, al di l\u00e0 di ogni polemica politica che possa investirla anche fuori dalla Germania; e rivestono il pi\u00f9 grande interesse anche perch\u00e9 chiaramente riflettono il comune sentire di tutte le fondamentali forze politiche e sociali tedesche.<\/P><br \/>\n<P>Ancora di recente, dinanzi al Forum Economico Mondiale, il Cancelliere ha crudamente ribadito le cifre e i fatti: il drastico restringersi del peso della popolazione e del prodotto lordo dell&#8217;Europa rispetto al totale mondiale. E ha voluto aggiungere che la stessa Germania, cio\u00e8 la maggiore economia in Europa, conta appena un po&#8217; pi\u00f9 dell&#8217;uno per cento della popolazione del globo, e ne ha tratto la inconfutabile conclusione &#8211; che gi\u00e0 le avevo sentito esprimere off-the-record &#8211; che solo se lavoreremo insieme come europei potremo esprimere i nostri comuni interessi e far valere il nostro ruolo nel mondo qual \u00e8 e quale tende ancor pi\u00f9 a diventare. Solo se lavoreremo insieme e bene, aggiungo, affrontando le nostre insufficienze e i nostri problemi in tutta la loro complessit\u00e0, mettendo alla prova e valorizzando tutte le nostre potenzialit\u00e0.<\/P><br \/>\n<P>Siamo d&#8217;accordo, e non vedo come si possa non esserlo se si ragiona sulla realt\u00e0 globale nella quale, ci piaccia o no, dobbiamo muoverci. Nessuno Stato nazionale membro dell&#8217;Unione, nessun singolo Paese europeo, neppure il pi\u00f9 forte e dinamico, pu\u00f2 con le sue sole forze reggere le sfide dell&#8217;oggi e del domani e contare nel mondo: nemmeno, mi consentano di dirlo gli amici del Regno Unito, puntando sulle rendite di posizione di un passato di grande potenza pluricontinentale.<\/P><br \/>\n<P>Tuttavia, da affermazioni serie e motivate come quelle che ho citato e apprezzato, bisogna davvero saper trarre tutte le conseguenze. E se \u00e8 vero che in quanto europei dobbiamo operare di concerto e solidalmente, sentendoci &#8220;tutti nella stessa barca&#8221;; se \u00e8 vero che anche la pi\u00f9 robusta e competitiva economia europea, quella tedesca, \u00e8 esposta ai contraccolpi della pesante onda recessiva che ha investito importanti Paesi del continente come l&#8217;Italia, sarebbe lecito attendersi &#8211; lo dico senza voler semplificare i relativi problemi &#8211; un impulso espansivo da parte della Germania, come contributo a una reale, e non solo proclamata, ripresa della crescita e dell&#8217;occupazione in Europa.<\/P><br \/>\n<P>Inoltre &#8211; diciamocelo francamente &#8211; troppo forte \u00e8 lo scarto tra le convinzioni che esprimiamo circa le esigenze e le missioni attuali dell&#8217;Europa, e certi comportamenti che riflettono meschinit\u00e0 ed egoismi nazionali ancora duri a morire. Pensando alla vicenda dei negoziati recenti per un accordo, in sede di Consiglio europeo, sulle prospettive finanziarie ovvero sul bilancio dell&#8217;Unione, mi \u00e8 tornato alla mente, e mi \u00e8 venuto da rileggere, il seguente passaggio delle Memorie &#8211; ancora una volta &#8211; di Jean Monnet. Ascoltate: \u00abLa ricerca dell&#8217;interesse comune non esclude &#8211; al contrario! &#8211; che ciascuno tenga conto della posizione dell&#8217;altro, ma non deve mai prendere la strada del mercanteggiamento. Restiamo attaccati al nostro metodo, che consiste nel determinare innanzitutto quel che \u00e8 valido per l&#8217;insieme dei Paesi riuniti nella Comunit\u00e0, e nel misurare poi lo sforzo che questo o quello dovr\u00e0 in particolare compiere, senza ricercare delle vane meticolose equivalenze\u00bb.<\/P><br \/>\n<P>S\u00ec, \u00e8 venuto il momento di liberarci di queste prassi anacronistiche, in cui si riassumono i limiti e i vizi dei compromessi intergovernativi. \u00c8 venuto il momento di recuperare e coltivare il senso dell&#8217;interesse comune europeo, con cui possono armonizzarsi e non confliggere gli interessi nazionali, se intesi correttamente senza fuorvianti pretese e forzature.<\/P><br \/>\n<P>Il primo, concreto campo applicativo di questa pi\u00f9 alta visione comune delle nostre responsabilit\u00e0 e delle scelte da affrontare, \u00e8 costituito oggi dall&#8217;insieme delle azioni da compiere sulla base del documento dello scorso dicembre \u00abVerso una genuina unione economica e monetaria\u00bb, che reca le firme &#8211; insieme con quella del Presidente Van Rompuy -dei Presidenti delle altre tre istituzioni, Commissione, Eurogruppo e Banca Centrale Europea. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che debbano trovare in quel quadro naturale approdo tutti i passi via via gi\u00e0 fatti di fronte alla crisi di questi anni. Ed \u00e8 vero che per ricostruire un clima di fiducia nel progetto europeo, \u00e8 decisivo sollevare i cittadini, le famiglie, le imprese dall&#8217;assillo dell&#8217;instabilit\u00e0 finanziaria, in cui si sono dibattuti numerosi nostri paesi, e mostrare la rinnovata capacit\u00e0 delle istituzioni e delle iniziative comunitarie di produrre crescita, benessere, equit\u00e0.<\/P><br \/>\n<P>E in questo senso le previsioni ancora non sono confortanti in questo inizio del 2013. Rilanciare lo sviluppo e portarlo a ritmi soddisfacenti appare molto pi\u00f9 arduo di quanto non dicano le pur lodevoli dichiarazioni d&#8217;intenti. Solo nell&#8217;ultima parte dell&#8217;anno dovrebbe avviarsi una ripresa, grazie ad alcuni fattori indicati di recente dal Presidente Draghi, tra i quali il sostegno che viene dato alla domanda interna dalla linea di politica monetaria accomodante della stessa BCE.<\/P><br \/>\n<P>\u00c8 giusto, certo, insistere sull&#8217;effetto che la riduzione dei disavanzi pubblici, una maggiore apertura dei mercati alla concorrenza e riforme come quelle relative al mercato del lavoro, possono sprigionare ai fini della crescita economica e della creazione di occasioni di lavoro.<\/P><br \/>\n<P>Occorre tuttavia impegnarsi a fondo anche per individuare spazi pi\u00f9 ampi per politiche di investimento e di occupazione al livello europeo compatibili con una linea di persistente rigore e continuit\u00e0 per il superamento della crisi del debito sovrano nella zona Euro. Ed \u00e8 prevedibile che il Parlamento europeo sollevi &#8211; nell&#8217;esaminare il progetto di intesa sul bilancio dell&#8217;Unione &#8211; anche la questione della possibilit\u00e0 di concreta realizzazione di diversi programmi d&#8217;intervento, in settori strategici, da tempo elaborati e annunciati dalla Commissione.<\/P><br \/>\n<P>Per ricostruire un clima di fiducia nella costruzione europea, \u00e8 egualmente essenziale rafforzare l&#8217;attenzione per l&#8217;acuirsi, in questi anni di crisi, di fenomeni di disuguaglianza e disagio sociale, di rischi di povert\u00e0, di problemi di esclusione di larghi strati di giovani dal mercato del lavoro. In una Unione Europea che ha abbracciato la strategia e i valori di una economia sociale di mercato, non si pu\u00f2 non gettare l&#8217;allarme per il configurarsi in Europa di una grave questione sociale, la cui principale espressione sembra quella della tendenza delle nostre economie, o di una parte di esse, a generare &#8211; anche nel riprendere un sentiero di crescita &#8211; meno occupazione, scarsa occupazione, cattiva occupazione.<\/P><br \/>\n<P>La priorit\u00e0 \u00e8 dunque agire per dare risposte efficaci a queste questioni di crisi sociale, finanziaria ed economica ancora incombenti e dominanti nella vita della nostra Europa. Ritengo per\u00f2 che altre due esigenze debbano trovarci sensibili e impegnarci nel breve e nel medio termine.<\/P><br \/>\n<P>In primo luogo, l&#8217;esigenza di ristabilire &#8211; nel rapporto con i cittadini, con l&#8217;opinione pubblica, con le assemblee rappresentative dei nostri Paesi &#8211; l&#8217;immagine e la consapevolezza del progetto e del processo di integrazione europea in tutta la loro ricchezza. Non mi stancher\u00f2 di ripetere che abbiamo in sessant&#8217;anni e pi\u00f9, progettato e costruito non solo l&#8217;Europa del mercato comune senza confini e barriere &#8211; di quel che \u00e8 divenuto e si va completando come mercato interno; e nemmeno solo l&#8217;Europa della moneta unica, pur proiettata oggi verso il pi\u00f9 ampio orizzonte dell&#8217;Unione Economica e Monetaria.<\/P><br \/>\n<P>Abbiamo progettato e costruito un&#8217;Europa di pace, ripudiando nazionalismi aggressivi e distruttivi; un&#8217;Europa fondata su valori di libert\u00e0 e di democrazia inseparabili da tutti gli altri che vi si sono associati nell&#8217;esperienza storica della civilt\u00e0 occidentale. L&#8217;Europa del diritto comunitario, inedito e originale edificio giuridico. L&#8217;Europa della Carta dei diritti fondamentali. L&#8217;Europa dello spazio di libert\u00e0, sicurezza e giustizia.<\/P><br \/>\n<P>Ci siamo sforzati &#8211; ancora parole di Monnet! &#8211; non di coalizzare degli Stati, ma di unire degli uomini, attraverso grandi flussi di libera circolazione delle persone e di incontro e scambio tra giovani.<\/P><br \/>\n<P>E abbiamo concepito un&#8217;Europa unita come protagonista della vita internazionale attraverso una sua politica estera e di sicurezza comune.<\/P><br \/>\n<P>La consapevolezza di questo complessivo, irrinunciabile patrimonio di conquiste e potenzialit\u00e0 va sempre, costantemente alimentata, specie nella coscienza delle nuove generazioni: sempre, anche quando siamo dominati da emergenze finanziarie ed economiche assillanti.<\/P><br \/>\n<P>La seconda esigenza da considerare vitale &#8211; anche nel perseguire come prioritari gli obbiettivi di un&#8217;autentica Unione Economica e Monetaria &#8211; \u00e8 quella della legittimazione del consenso, della partecipazione, su cui l&#8217;Unione deve fondarsi se vuol esprimere e garantire democrazia. E qui si pone e risulta ineludibile, oggi pi\u00f9 che mai, il discorso sulle istituzioni, sulle regole, sui canali di rappresentanza e di espressione della volont\u00e0 popolare, delle idee e delle aspirazioni dei cittadini. In questo campo si sono prodotti vuoti e distorsioni, di cui largamente si nutrono le posizioni di disincanto e sfiducia verso la costruzione europea.<\/P><br \/>\n<P>Anni fa, da Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo, ebbi modo di confrontarmi col tema &#8211; allora lo si definiva cos\u00ec &#8211; del &#8220;deficit democratico&#8221; e mi imbattei nella tesi della &#8220;output legitimacy&#8221;. L&#8217;Unione Europea, cio\u00e8, si legittimerebbe per quel che produce di risultati concreti, di conquiste tangibili; se produce, e quindi acquisisce consenso, essa risolve di fatto il problema della sua legittimazione. Tesi, a mio avviso, inaccettabile, anche se nei &#8220;decenni d&#8217;oro&#8221; della crescita economica e civile dell&#8217;Europa comunitaria, questa ha goduto dei pi\u00f9 alti livelli di adesione.<\/P><br \/>\n<P>No, abbiamo bisogno di un nuovo, ben pi\u00f9 riconoscibile e soddisfacente assetto e modo di operare delle istituzioni europee, abbiamo bisogno di una sostanziale europeizzazione della politica e dei partiti; di un aperto e vitale spazio pubblico europeo; di una dialettica politica e sociale che superi asfittici ambiti nazionali per farsi anch&#8217;essa davvero europea.<\/P><br \/>\n<P>\u00c8 parte decisiva di uno sviluppo in questo senso il rafforzamento della dimensione parlamentare dell&#8217;Unione, oltre i progressi gi\u00e0 compiuti nel riconoscimento del ruolo e dei poteri del Parlamento europeo e oltre l&#8217;ancora stentato raccordo tra esso e i Parlamenti nazionali. Ma neppure questo basta. Si fa pressante &#8211; inutile tentare di sfuggirvi &#8211; il tema di una rivisitazione dell&#8217;architettura istituzionale dell&#8217;Unione, di una sua pi\u00f9 coerente caratterizzazione, di quella &#8220;costituzionalizzazione&#8221; che imperfettamente si tent\u00f2 nel 2002-2003 e quindi fall\u00ec. Ed \u00e8, nel suo complesso, un tema che fa tutt&#8217;uno con quello, da cui sono partito, dell&#8217;Unione Politica.<\/P><br \/>\n<P>\u00abLa mia visione\u00bb &#8211; ha affermato q<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Berlino, 01\/03\/2013\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ringrazio vivamente il professor Olbertz per le sue parole e per l&#8217;accoglienza che mi ha riservato in questa storica Universit\u00e0, che \u00e8 divenuta da tempo centro di riferimento del dibattito sull&#8217;Europa e nella quale sono gi\u00e0 stato generosamente ospitato e ascoltato. 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