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Cooperazione economica

 

Cooperazione economica

L'economia canadese attraversa periodo positivo: nel 2017 si è registrata una crescita del 3%, trainata dagli investimenti industriali, dalle esportazioni energetiche e dai consumi delle famiglie (che hanno beneficiato dell'aumento dell'occupazione e dei redditi, anche per l'introduzione lo scorso anno di un sussidio pubblico alle famiglie con bambini). La Banca centrale prevede per il 2018 una crescita del 2%, e per il 2019 del 2,2%. Tale congiuntura ha indotto la Banca centrale ad aumentare il tasso di interesse allo 0,75% nel 2017 (per la prima volta dal 2010), portandolo poi progressivamente all’1,50% (ultimo rialzo a luglio 2018). L'inflazione e' prossima al 2%, l'obiettivo fissato dall’Autorita’ monetaria.

Il potenziale inutilizzato nell'economia, in particolare nel mercato del lavoro, è stato ormai riassorbito, e l’economia opera sostanzialmente a piena capacità, con un’ampia diffusione trasversale sia a livello geografico che di comparti produttivi.

Essendo il Canada un'economia molto aperta puo’ beneficiare dell'espansione della domanda globale, ed in particolare di quella degli USA , che sono di gran lunga il maggior partner commerciale (circa il 50% delle importazioni ed il 75% delle esportazioni canadesi provengono/sono dirette a sud del confine), dove si registrano una crescita del 2,5% nell’ultimo trimestre del 2017, crescita dei salari, fiducia delle imprese, e disoccupazione ai minimi. L' aumento della spesa pubblica e la recente riduzione della pressione fiscale dovrebbero inoltre fornire ulteriori stimoli al sistema economico, con possibile innesco di un circolo virtuoso (maggiori investimenti, redditi e spesa delle famiglie) di cui come detto beneficerebbe anche l'economia canadese.

Per quanto riguarda le priorita’ del Governo, la legge di bilancio presentata a febbraio 2018 ha confermato l’intenzione di proseguire nelle politiche espansive a supporto dell’economia, ricorrendo ad un moderato deficit e senza previsione di un ritorno al pareggio di bilancio, cio’ che a giudizio di alcuni analisti potrebbe lasciare un ridotto spazio di manovra all’esecutivo nel caso in cui la situazione economica dovesse peggiorare. Al riguardo si segnalano fattori di rischio sia interni che esterni: a livello interno assumono particolare rilievo da un lato l’alto livello di indebitamento delle famiglie (al 175%), con riflessi sulla vulnerabilita' finanziaria ed in particolare sulla capacita’ di assorbire il progressivo rialzo dei tassi di interesse, e dall’altro gli squilibri del mercato immobiliare (in particolare nelle aree di Vancouver e Toronto), che si sta cercando di mitigare tramite politiche prudenziali in campo finanziario ed immobiliare, quali maggiore tassazione per gli acquirenti stranieri di immobili e restrizione delle condizioni di accesso ai mutui.

Tra i principali fattori di rischio esterni si segnalano le incertezze generate dall'andamento del negoziato per la modifica del Trattato di libero scambio del Nord-America (NAFTA) e dalle tensioni protezionistiche nel commercio mondiale, che potrebbero avere un impatto notevole sull'economia, difficile da quantificare allo stato attuale ma comunque gia’ suscettibile di influire sulle decisioni di investimento; a ciò si aggiunga che anche la recente riforma fiscale negli USA, erodendo il vantaggio competitivo goduto per lungo tempo dal Canada, potrebbe spingere le imprese a prediligere investimenti a sud del confine.

In tale contesto rimane prioritaria per Ottawa una politica commerciale tesa a diversificare le opportunita’ di scambio e a ridurre (quanto meno in una prospettiva di medio-lungo periodo) la dipendenza dal mercato USA. Tra i principali accordi commerciali recentemente conclusi si segnalano quello con l'Unione Europea (“Comprehensive Economic and Trade Agreement”-CETA, entrato in vigore in via provvisoria il 21.9.2017), e quello con i Paesi del Pacifico ( “Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership” - CPTPP, firmato a marzo 2018), che allo stato attuale fanno del Canada l’unico Paese G7 che puo’ godere di un accesso preferenziale ai mercati dell’Unione Europea, delle Americhe e dell’Asia.

SCAMBI COMMERCIALI BILATERALI

L’Italia si e’ confermata nel 2017 quale ottavo paese fornitore del mercato canadese (il terzo fornitore europeo dopo Germania e Regno Unito). L'interscambio commerciale è ammontato a 5,48 miliardi di euro, con esportazioni italiane per 3,93 miliardi (+6,5%) ed importazioni dal Canada per 1,48 miliardi, (+4,6%), con un saldo positivo per l’Italia di circa 2,45 miliardi.

Tra i principali comparti del nostro export figurano i macchinari (818,5 mln); autoveicoli e mezzi di trasporto (461,92 mln). bevande e alcolici (vino in particolare) per 395,6 mln; prodotti alimentari (390,32 mln).

Le importazioni dal Canada invece hanno riguardato principalmente: prodotti minerali (380,66 mln), prodotti agricoli (349,47 mln); macchinari (221,12 mln).

 


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