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Cooperazione economica

 

Cooperazione economica

L’economia canadese ha goduto nel biennio 2017-2018 di un eccellente periodo di forma. Il 2017 si è chiuso facendo registrare un tasso di crescita del 3%, risultato non comune per un Paese sviluppato, e durante tutto il 2018 il tasso di disoccupazione ha raggiunto i minimi da 40 anni a questa parte.

Anche per il 2019 gli analisti prevedono un anno positivo, sebbene la stessa Bank of Canada (BoC) nel suo ultimo rapporto sulla politica monetaria, pubblicato il 9 gennaio 2019, abbia rivisto al ribasso le previsioni. Le ultime stime parlano adesso di un tasso di
crescita dell’ 1,7%, più modesto rispetto a quello del 2,1%, preventivato lo scorso ottobre.

Tra i fattori che hanno indotto la BoC a rivedere le stime al ribasso rientrano sia fattori legati alla situazione internazionale (quali le incertezze derivanti dai recenti attriti nel settore del commercio internazionale tra Stati Uniti e Cina e dalla prossima fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea), sia il perdurante calo del prezzo del greggio, elemento particolarmente importante in un Paese esportatore netto di petrolio quale il Canada.

L’inflazione rimane nell’ambito del limite del 2% obiettivo dall’Autorità monetaria (che anzi prevede che il tasso possa ridursi addirittura all’1,5 % nel terzo trimestre dell’anno), che ha anche deciso di mantenere fermo all’1,75% il tasso di interesse overnight, che aveva invece aumentato in luglio e ottobre 2018. Questa scelta sarà attentamente monitorata dalla Banca in ragione dei dei rischi che potrebbe comportare sul mercato dei mutui, considerato il già l’alto livello di indebitamento delle famiglie (al 175%), specie ove gli attuali squilibri del mercato immobiliare (in particolare nelle aree di Vancouver e Toronto) dovessero persistere o addirittura aggravarsi.

In ogni caso, la posizione di Ottawa al riguardo rimane al momento solida. Nel periodo compreso tra il quarto trimestre 2017 e il terzo trimestre 2018 (ultimi dati disponibili) le esportazioni sono aumentate del 5,2 % e le importazioni del 5,8% rispetto allo stesso periodo
dell’anno precedente.

Il Canada è un Paese dall’economia molto aperta al commercio internazionale (circa un terzo del PIL deriva dalle esportazioni). Se da un lato ciò può contribuire ad irrobustirne la crescita, dall’altro lo può esporre a maggiori rischi di instabilità.

Il 2019 sarà un anno importante su questo fronte. Accanto al Trattato di libero scambio con l’Unione Europea (CETA) in applicazione provvisoria già da oltre un anno, si aprono per il Canada nuove prospettive commerciali grazie all’entrata in vigore (il 30.12.2018) del Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP). Nel novembre 2018 è stato inoltre siglato il “nuovo NAFTA”, il Canada-United States-Mexico Agreement (CUSMA), che entrerà in vigore dopo l’approvazione da parte dei Parlamenti dei tre Paesi firmatari.

RAPPORTI BILATERALI

L’Italia gode di ottimi rapporti commerciali con il Canada ed è l’ottavo Paese fornitore del mercato canadese (terzo fornitore europeo dopo Germania e Regno Unito).

Nel periodo compreso tra il quarto trimestre del 2017 e il terzo del 2018, le importazioni di beni italiani in Canada sono ammontate a circa 8,8 miliardi di dollari canadesi, in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il bilancio tra esportazioni e importazioni è favorevole per l’Italia con un saldo positivo molto rilevante, nell’ordine dei 5 mld dollari.

Tra i principali comparti del nostro export figurano macchinari, autoveicoli e mezzi di trasporto, bevande e alcolici (vino in particolare) e prodotti alimentari. In quest’ultimo settore l’Italia è il primo fornitore europeo del Canada (quarto a livello mondiale).

Le importazioni dal Canada verso l’Italia riguardano principalmente prodotti minerari, prodotti agricoli e macchinari.

 


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